ROCK IN IDRO: DAY TWO @ Milano, Palasharp - 14 Giugno 2009
A cura di Davide Merli e Eddie

ROCK IN IDRO: DAY TWO

Secondo giorno per il Rock In Idro in cui l’atmosfera si fa decisamente più bollente del sabato, toccando una vetta di caldo esagerata durante l’esibizione dei Limp Bizkit. Per chi ha stretto i denti però è stata una giornata memorabile che non ha deluso affatto le grosse aspettative.


La nostra domenica al Rock In Idro parte con l’esibizione degli americani All That Remains, formazione statunitense che giusto qualche mese fa allo Zoe di Milano aveva dato una sana lezione di attitudine live ad una band del calibro dei The Haunted. Anche oggi la band appare in forma e nella mezzoretta di show sfodera senza interruzione le migliori cartucce che scaldano tutti i presenti all’interno del palazzetto. Scorrono in maniera più che piacevole le varie 'Forever In Your Hands', 'Six', 'The Air That I Breathe' tutte eseguite con energia e precisione. Il cantante Phil Labonte si riconferma un ottimo frontman capace di intrattenere il pubblico e di cantare in maniera più che sufficiente sia le parti in scream che quelle pulite. Lo show si chiude tra gli applausi sulle note della solita 'This Calling' che oramai è diventata la canzone di riferimento del quintetto del Massachusset. Per ora siamo a due show positivi su due, spariamo che la band continui anche in futuro a mantenere questi standard dal vivo.
(Davide Merli)      


Sono appena le tre e mezza quando i Parkway Drive salgono sul palco del Rock In Idro ed è davvero un peccato, perché come sempre il quintetto australiano ha dato spettacolo facendo impallidire anche i soliti scandalosi metallari accorsi all’evento solo per sentire i Faith No More, snobbando tutte le band prima. Il pubblico presente al Rock In Idro per fortuna è molto variegato e sotto il palco si scatena un vero e proprio putiferio a suon di circle pits e di 2-step che surriscaldano in maniera critica la già alta temperatura del palazzetto. La scaletta della band metalcore australiana pesca in maniera omogenea brani dagli ottimi 'Killing With A Smile' e 'Horizons' che dal vivo divertono come pochi altri. Durante le varie 'The Siren’s Song', 'Gimme AD' 'Dead Man Chest' vengono enfatizzati tutti i break down e la parti da ballare in 2-step al fine di far divertire al meglio tutti i presenti che ricambiano alla grande creando un moshing decisamente rilevante. Poco altro da dire sinceramente, perché oramai i Parkway Drive fanno meritatamente parte di qualsiasi top 10 di acts metalcore stipulata da qualsiasi amante del genere ed è sicuramente grazie all’aspetto live che la band ha saputo guadagnarsi una tale reputazione. Tra i migliori del festival.
(Davide Merli)      


Francamente temevo che i Gallows venissero snobbati dalla platea milanese ed inizialmente così è stato, fino a quando il cantante Frank Carter non ha deciso di  cantare in mezzo alla platea tra lo stupore di tutta la gente presente. Il concerto inizia sulle note della nuovissima 'London Is The Reason' durante la quale la band mostra un’attitudine punk-rock molto cruda che per certi versi ricorda quella dei fenomenali The Stooges del mitico Iggy Pop. Il resto dello show è parecchio influenzato dalla discesa nella platea di Carter che chiede ed ottiene una grandissima circle pit attorno a lui coinvolgendo al meglio anche gli spettatori più disinteressati. Tra i vari pezzi proposti spaccano 'The Vulture' e 'Abandon Ship', che mostrano al meglio il carisma e l’attitudine di una band che ha saputo conquistare gradualmente la platea col passar dei minuti. Non mi aspettavo molto dalla loro esibizione, invece torno a casa con la convinzione di aver visto una band veramente tosta che ha dimostrato di avere tanta sostanza dietro al notevole push discografico che sta ricevendo. Torneranno in Italia a novembre e sicuramente ne vedremo ancora delle belle.
(Davide Merli)      


Ecco il turno dei Bring Me The Horizon e, come da copione, i presenti si dividono tra coloro che incitano la band inglese e gli altri che invece la snobbano o insultano come da antica tradizione italiana. Per fortuna a questo giro si è quasi risparmiato il solito e idiota lancio di oggetti sul palco ma solamente perché la percentuale degli abitudinari di tale gesto presenti è nettamente inferiore rispetto ad altri festival più improntati su generi heavy metal. Poco male comunque visto che Oliver Sykes e soci mettono in piedi uno show che va al si sopra delle mie aspettative in quanto ad intensità e coinvolgimento. La scaletta è incentrata sull’ottimo 'Suicide Season' dal quale vengono riproposti tutti i brani più efficaci dal vivo a partire da 'Diamonds Aren’t Forever' fino a arrivare a 'Chelsea Smile' e 'Sleep With Eye Open'. Oliver fisicamente appare molto provato dagli estenuanti tour che la band sta facendo di continuo in questi ultimi anni, il resto della band invece svolge un ottimo lavoro esecutivo compreso Jona Weinhofen (ex- I Killed The Prom Queen e Bleeding Through)  che si è unito da pochissimo alla band per tutte queste date estive. Non mancano anche un paio di estratti del disco d’esordio, ovvero 'Braile' e la celeberrima 'Pray For Plagues' che dal vivo rende ancora di più che su disco. Durante l’esibizione c’è stato spazio anche per un paio di grossi wall of death che comunque dimostrano come la band abbia saputo prendere in mano un contesto abbastanza avverso e trasformarlo in favorevole riuscendo alla fine strappare qualche applauso dai presenti non di certo accorsi al Palasharp per loro. Una grande prova di attitudine che si discosta molto da tutte le critiche che un certo tipo di stampa e pubblico riversa su una band che paga il pegno di piacere molto ai giovani emo. A novembre torneranno in Italia in compagnia di A Day To Remember e August Burns Red per un tour che si preannuncia da panico per gli amanti del genere.
(Davide Merli)      


Terminata l’esibizione dei Bring Me The Horizon è il turno dei Lacuna Coil, appena rientrati in patria dal Download Festival. All’interno del palazzetto la temperatura inizia ad aumentare, ma nonostante questo ci sono tantissimi fans pronti ad assistere allo show della band milanese. C’è tantissimo entusiasmo attorno a questa band, fin da subito i fan presenti acclamano a gran voce la band letteralmente assalita durante il meet and greet pomeridiano. Guidati dal duo Cristina-Andrea, i Lacuna Coil sfoderano una buona prestazione che viene pienamente apprezzata dai propri sostenitori. Per l’occasione, vengono eseguite alcuni pezzi del nuovo lavoro della band, quali 'Spellbound', 'I Won't Tell You', 'I'm Not Afraid' e 'Not Enough' senza tralasciare i vecchi pezzi come 'Swamped', 'Our Truth', 'Heaven`s A Lie', 'Closet' e la cover dei Depeche Mode 'Enjoy The Silcence'. In generale, tutta la band si è mossa bene sul palco trasmettendo ai propri fan la passione e l’impegno che da sempre li contraddistingue, non rinunciando però a coinvolgere il pubblico costantemente esortato a cantare i ritornelli di celebri del repertorio. Bisogna fare comunque i complimenti a questa band: che piacciono o no, i Lacuna Coil sono una realtà della scena metal internazionale e il successo di oggi è figlio del lavoro che è stato fatto in  tutti questi anni. Complimenti!
(Eddie)

Siamo quasi arrivati alla fine di questa giornata e ora è il turno di una delle due attesissime band del Rock in Idro, ovvero i Limp Bizkit! La band americana, dopo qualche anno di silenzio, si è riunita con la line-up originale, ovvero Fred Durst, Wes Borland, John Otto, Sam Rivers e DJ Lethal. L’attesa per la band è spasmodica e, nonostante il clima assolutamente devastante del Palasharp (con i Limp si è toccato veramente il massimo) i fan assolutamente non mancano e riempiono  all’inverosimile il palazzetto. Appena vengono spente le luci, il pubblico inizia immediatamente ad incitare Fred e soci: ad aprire lo spettacolo c’è l’intro 'Space Odyssey' e subito dopo l’inizio è col botto con la celeberrima 'My Generation'. Un ottimo inizio che manda subito in delirio i fan che si scatenano seguendo lo show personale di Fred che si presenta sul palco con il suo solito cappellino rosso e un paio di occhiali bianchi. Certamente non passa inosservato anche Wes Borland che come al solito sale sul palco tutto truccato, ma questa volta con una strana mascherina e dei pantaloni assurdi. La performance generale della band è assolutamente ottima: Fred canta e dirige lo show magistralmente scatenandosi sul palco durante ogni pezzo e coinvolgendo il pubblico; Wes non è da meno e con la chitarra in mano suona benissimo ogni canzone senza sbagliare un colpo, così anche Sam Rivers al basso è da applausi e John Otto alla batteria martella senza sosta dando il ritmo giusto; infine DJ Lethal alla console completa lo show con il suo repertorio. Assolutamente buona anche la scaletta dove vengo inseriti i pezzi migliori del repertorio musicale dei Limp Bizkit. È andato tutto bene e come ritorno bisogna dire che non è stato affatto male, non fosse che la band ha abbandonato il palco dopo un’ora, suonando così mezz’ora in meno rispetto a quanto era stato stabilito: una nota molto stonata che ha laciato parecchio amaro in bocca a tutti i presenti. Per chiudere, lo show di questa sera ha segnato alla grande il ritorno dei Limp Bizkit sulla scena mondiale del crossover e adesso aspettiamo di vedere che cosa faranno in futuro Fred e soci.
(Eddie)

Setlist: Space Odyssey (intro) - My Generation - Livin' It Up - Show Me What You Got – Break Stuff – Nookie – Rearranged - Eat You Alive - Rollin' - My Way – Faith - Behind Blue Eyes - Take A Look Around

Francamente sono imbarazzato a parlare dello show dei Faith No More: l’unica cosa che mi verrebbe da dire spontaneamente è che un ora e mezza è bastata a malapena  per suonare la metà delle perle scritte da Patton e soci nella loro gloriosa carriera e che quindi spero ci sia occasione in un futuro breve di rivedere in Italia una band che stasera ha dimostrato di aver lasciato un vuoto incolmabile nella musica moderna. Per il resto avrete sicuramente già letto o sentito dire tutto di questa esibizione dei Faith No More al Rock In Idro e per questo mi soffermerò giusto su un paio di cose: la prima, Mike Patton, che ha dimostrato di esser un frontman ed un cantante stellare in pezzi come 'Evidence', cantata per l’occasione in italiano, 'Ashes To Ashes' e 'Land Of Sunshine' che hanno letteralmente fatto cantare tutto il palazzetto in estasi per la band. La mia seconda considerazione è rivolta alla scaletta, molto varia ed eterogenea che però ha lasciato fuori quasi del tutto il lato più funk della band di pezzi come 'Underwater Love', 'A Small Victory' 'Falling To Pieces' 'Everything’s Ruined' a favore di sonorità più tristi e cupe come nel caso di 'The Real Thing', 'Caffeine' e 'Be Aggressive', pezzo che poteva essere tranquillamente tralasciato visti i vari campionamenti presenti nel ritornello. La prestazione della band è stata come da copione superlativa e l’affiatamento tra i membri è rimasto intaccato nonostante i parecchi anni di stop, quasi come la band non si fosse mai realmente sciolta in questi ultimi dieci anni. Tra i punti salienti dello show, escluse le già citate 'Evidence' e 'Ashes To Ashes', sono da citare una 'Midlife Crisis' sempre triste ed efficace anche dal vivo e il bis 'Stripsearch' dove la band dimostra tutta la sua classe su un pezzo lento e molto cadenzato. Poco altro aggiungere, ci si aspettava un concerto memorabile e così è stato: coloro che hanno rinunciato a venire per qualsiasi ragione possono solo mangiarsi le mani e sperare in un ritorno in Italia che a quanto pare non sarà molto probabile.

Reunited / The Real Thing / From Out of Nowhere / Land of Sunshine / Caffeine / Evidence / Chinese Arithmetic / Surprise You’re Dead / Easy / Ashes to Ashes / Midlife Crisis / Introduce Yourself / Gentle Art of Making Enemies / I Started a Joke / King for a Day / Be Aggressive / Epic / Chariots of Fire/ Stripsearch / We Care a Lot


Si chiude sulle note di 'We Care A Lot' questa terza edizione del Rock In Idro che, nonostante tutti i ben noti problemi organizzativi, si è rivelato un successo. È doveroso sottolineare che, nonostante tutto il caldo patito durante i due giorni, il Palasharp abbia offerto dei suoni perfetti e posti a sedere per tutti coloro che hanno voluto vedere qualcosa in una maniera comoda e meno faticosa. A volte è fin troppo facile criticare gratuitamente i promoters italiani dimenticandosi che alla fine abbiamo finalmente avuto in Italia un festival valido e variegato in quanto a nomi, dove la musica è venuta prima di tutto il resto. E scusatemi se è poco…
(Davide Merli)      

ROCK IN IDRO: DAY TWO

All That Remains

ROCK IN IDRO: DAY TWO

All That Remains

ROCK IN IDRO: DAY TWO

Parkway Drive

ROCK IN IDRO: DAY TWO

Parkway Drive

ROCK IN IDRO: DAY TWO

Gallows

ROCK IN IDRO: DAY TWO

Gallows

ROCK IN IDRO: DAY TWO

Bring Me The Horizon

ROCK IN IDRO: DAY TWO

Bring Me The Horizon

ROCK IN IDRO: DAY TWO

Lacuna Coil

ROCK IN IDRO: DAY TWO

Lacuna Coil

ROCK IN IDRO: DAY TWO

Limp Bizkit

ROCK IN IDRO: DAY TWO

Limp Bizkit

ROCK IN IDRO: DAY TWO

Limp Bizkit

ROCK IN IDRO: DAY TWO

Limp Bizkit

ROCK IN IDRO: DAY TWO

Faith No More

ROCK IN IDRO: DAY TWO

Faith No More

ROCK IN IDRO: DAY TWO

Faith No More