ANNEKE VON GRIESBERGEN - 04 Maggio 2009
A cura di Benzo

ANNEKE VON GRIESBERGEN

 

Mentre i The Gathering tornano fra noi con ‘The West Pole’ siamo andati a vedere cosa sta combinando la “concorrenza”, ovvero Anneke Von Griesbergen, la storica cantante della band olandese tranfuga eccellente da un paio di anni a questa parte. La nostra, per chi se lo fosse perso, ha debuttato con il proprio progetto (quasi) solista ‘Agua De Annique’ nella seconda parte del 2007 ed è partita poi per una serie infinita di concerti in giro per il mondo. Nel frattempo, ‘Air’ ha avuto un po’ di difficoltà a diffondersi un po’ per la sua natura di disco semi-indipendente (in Italia per esempio non c’è stato alcun canale di distribuzione ufficiale), un po’ per la sua vena decisamente poco rock-oriented. La nostra ad inizio 2009, in procinto di terminare la lunga sequenza di concerti, ha bissato con ‘Pure Air’, interludio di lusso dove compaiono alcuni duetti eccellenti e delle versioni acustiche del debutto. Ecco cosa è emerso da una lunga conversazione telefonica con la nostra Anneke…

Dopo la tua uscita dai The Gathering, sotto quale stella è nato  ‘Agua De Annique’? Con quali obiettivi?

Volevo poter pubblicare il mio materiale. Ho accumulato, negli anni, moltissime idee e moltissime canzoni. Le ispirazioni sono state e sono spesso fra le più diverse tra loro e volevo pubblicare almeno un disco pieno di questa musica. Sotto questo aspetto, ‘Air’ è stato un disco solista, però allo stesso tempo mi piace essere parte di una band. In ‘Air’ il risultato è stato buono, secondo me, appunto per il contributo degli altri musicisti nel gruppo che hanno un po’ “materializzato” le mie visioni musicali. E’ un solo project perché le canzoni sono mie creazioni, ma il concetto di band è comunque importante. Vedremo in futuro cosa succederà.

La situazione commerciale di ‘Air’ è stata un po’ complessa, se non mi sbaglio. Riesci a spiegarmi un po’ le varie licenze e distribuzioni?

Sul mercato americano ‘Air’ è stato promosso e distribuito dalla The End, per il mercato europeo invece il disco esce per la Agua Records, che per ora è solo un nome ma è fondamentalmente la mia etichetta. Abbiamo nel corso dei mesi raggiunto diversi accordi di distribuzione e licenza con vari paesi: il Olanda e Germania il disco è stato distribuito dalla Rough Trade. Non è una situazione semplicissima però mi soddisfa perché sono in possesso dei miei pezzi, non come in passato e piani piano internet potrà sostituirsi alle distribuzioni reali: perciò se abitate in un Paese dove ‘Air’ non è disponibile, tutto ciò che dovete fare è ordinarlo tramite la rete.

Il tuo debutto, ‘Air’, è nato accompagnato da uno stile visivo molto particolare, che all’epoca mi ha colpito molto. L’idea dell’aeroporto, del viaggio… da dove era nata questa idea?

E’ qualcosa che ho avuto in mente per un bel po’ e ha a che fare prima di tutto con i miei gusti personali: mi è sempre piaciuto moltissimo tutto ciò che ha a che fare con aerei, volo e così via. Poi, l’idea del viaggio, del movimento, dell’esplorazione, musicale e non, mi suggerisce un po’ l’idea di noi come ambasciatori, come portatori di qualche messaggio, musicale ovviamente.

E il monicker? E’ molto particolare anche quello…

Agua de Annique significa ovviamente “l’acqua di Anneke”. L’acqua è il mio elemento preferito, da sempre. Scorre, si unisce, si divide, non ha forma, ha sempre un suo fascino particolare. ‘Agua de Annique’ oltretutto perché volevo un nome che mi rappresentasse ma allo stesso tempo che non fosse solamente il mio nome, come molti solo project. Ho dei musicisti che collaborano con me e volevo creare qualcosa che non desse l’idea del solito solo-project, mi pareva un po’ noiosa…

E’ stata una scelta vero, quella di non affidare tutto ad una label…

Assolutamente. Quando si firma per una grande etichetta spesso loro… (a questo punto Anneke si interrompe, /nda). Scusami, puoi attendere un attimo? (e si sente parlottare tra di lei e un bambino, ovviamente uno dei figli. Trascorre qualche minuto e poi Anneke ritorna /nda). Dove eravamo rimasti?

Alle labels…

Ah. Sì. Diciamo che quando firmi per un label potente c’è questa chiama mola tendenza ad interferire col processo artistico, col il tuo look, e così via. Per ‘Agua De Annique’ volevo fortemente che il processo creativo rimanesse indipendente. Il risultato che tutti possono sentire sui nostri dischi deve essere esattamente quello che ho voglia di esprimere. Con la creazione di una mia piccola label indipendente ho pensato che potesse essere la soluzione… sono perfettamente conscia che in questo modo la mia musica non ha possibilità di diventare qualcosa di grosso, però non è quello il risultato a cui punto.

La tua esperienza passata ti ha forse un po’ influenzato in questa scelta. La Century Media, a quanto sembra, era un’etichetta abbastanza decisa e pressante, con gli artisti. L’ho verificato nel corso del tempo parlandone con Ulver, Samael e altri ancora. 

Già, anche se non credo che sia molto differente con le altre “grandi” etichette, anzi. E’ il loro “lavoro” in qualche modo e perciò devi affrontare deadlines, photoshoots, release dates e così via. E’ logico da un certo punto di vista, l’intero mercato discografico funziona così. E’ la scelta fatta dell’artista in questo caso che può modificare le cose: crearsi un proprio indotto indipendente o quasi può garantire maggior libertà artistica.

Con ‘Mandylion’ i The Gathering hanno veramente creato uno standard che tutt’ora è rispettato e seguito da centinaia di bands “female-fronted”. Ti aspettavi una cosa del genere?

No, per niente. Al tempo registrammo il disco, consapevoli che poteva essere buono ed interessante, nient’altro. Abbiamo contattato diverse etichette, al tempo, e la Century Media risultò essere quella che ci propose il miglior contratto. Non avevamo veramente idea che ‘Mandylion’ potesse diventare così importante al tempo e che potesse influenzare così tanti gruppi. Ne sono molto fiera.

 

Sei tutt’ora fiera di tutte le scelte che avete fatto coi The Gathering? O vorresti rifare qualcosa?

Sì. Abbiamo fatto la differenza tante volte nella scena rock e metal mondiale e tutte le scelte fatte hanno portato a qualche risultato, magari inaspettato. Anche aver firmato un pessimo contratto discografico (ride /nda) ci ha portato ad avere dei risultati, d’altronde è stato proprio il periodo sotto Century Media ad averci portato al successo e a permettermi di fare quello che faccio oggi. Non mi pento di nulla, non potrei. Riguardo ai dischi, sono fiera di quello che abbiamo pubblicato fino al momento in cui ho lasciato il gruppo. Ovviamente ho i miei preferiti, come tutti, ma a parte quello…

 

Non avete mai avuto paura di non essere capiti qualche volta, per le scelte che stavate facendo? ‘How To Measure A Planet’ fu una bella prova di coraggio…

No, non direi. Coi The Gathering non abbiamo mai pensato in questi termini. Non ci siamo mai posti il problema di dire “questo disco è troppo difficile o particolare per il nostro pubblico”. Abbiamo sempre pensato di creare e registrare musica per noi e fra di noi. E’ solo alla fine di questo processo artistico che ci si preoccupa dell’audience. Si spera sempre che i propri sforzi siano premiati, che la gente compri il disco, che venga ai concerti e che semplicemente apprezzi quello che fai. Il processo di creazione però è una cosa molto più intima e personale.

‘Air’, l’inizio del tuo nuovo percorso, mi è parso prima di tutto molto eclettico. Ci sono umori rock, umori più sintetici, altri più pop, altri ancora quasi cantautoriali… è molto, molto vario.

Mi piace che la pensi così. (A questo punto il pupo, stavolta in lacrime, torna alla carica. Anneke si scusa ancora una volta, si assenta un po’ e si sente la mamma che rincuora il figlioletto in lacrime. Dopo un po’ di ga-ga-ga e bu-bu-bu in olandese stretto, la nostra ritorna alla cornetta /nda) Dove eravamo rimasti? (e ridiamo tutti e due /nda)

Al disco…

 

Ah, già. E’ un disco vario, vario come la vita. Le persone hanno umori diversi e perciò anche io ne ho. Volevo che questo mio progetto mi rappresentasse come artista e come persona a tutto tondo, e perciò credo che se l’ascoltatore percepisce questa diversità sia una buona cosa.

Questo dona una luce molto cantautoriale al tuo modo di scrivere pezzi, non credi?

Certamente. Amo scrivere, e talvolta scrivo poesie, talvolta brevi racconti. Di solito sono storie che si occupano di considerazioni sulla vita o sui sentimenti e le emozioni. Le canzoni che scrivo sono un’altra faccia di questo processo creativo, in fondo!

Dopo la tua uscita dai The Gathering mi aspettavo un progetto più sperimentale, ancora più complesso. Agua De Annique è invece anche piuttosto diretto, ci sono canzoni piuttosto semplici, che non necessitano di così tanti ascolti, dopo tutto…

Potrei risponderti così: nei The Gathering eravamo cinque teste a pensare e a creare pezzi. Ora quello che senti è il prodotto di una sola mente: il processo di creazione e di scrittura non passa attraverso così tanti filtri né le canzoni devono essere assemblate, montate e così via. Forse ‘Air’ è così semplice per questo. Il processo creativo con cui sono nati questi pezzi è stato molto spontaneo e a volte improvvisato. Non sono stata legata da alcun concept né indirizzata da testi o generi musicali specifici.

Concludiamo: nel corso della tua carriera, ti sei mai sentita “sfruttata” più per il tuo aspetto fisico o per il tuo essere donna che per il tuo talento?

Posso dirti che coi The Gathering abbiamo sempre cercato di concentrarci sulla musica e quasi mai sul “contorno”, chiamiamolo così. D’altra parte una buona photoshoot necessita che i soggetti siano a posto (ride /Nda) perciò ho usato anche io il mio make-up e così via, è tutto sempre stato secondario alla musica. Nel metal la donna è stata tante volte ritratta come “oggetto” e anche io ho avuto alcune richieste per assumere un’immagine più provocante e così via, ma non è mai stato nelle mie corde e perciò non si è mai concretizzato. Mi sono sempre identificata più che con la mia immagine con la mia voce e attraverso gli anni credo che si sia instaurato un buon rapporto fra me e il mio pubblico e mi sento “richiesta” anche oggi per la mia voce e per la mia musica.


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