THE GATHERING - 04 Maggio 2009
A cura di Benzo

THE GATHERING

 

'The West Pole' è il rientro dei Tha Gathering, dopo il chiacchierato divorzio dalla storica singer Anneke del 2007. Cosa è cambiato? Tanto e poco. Poco perché la band sembra aver mantenuto la propria identità e la propria voglia di progredire, tanto perché 'The West Pole' non è la solita fotocopia, anzi. E' un nuovo avvincente capitolo della saga The Gathering. Ne abbiamo discusso con lo storico batterista Hans Rutten...

Sono cambiate molte cose negli anni per i The Gathering, eccetto una: la volontà di suonare musica in qualche modo sincera, non legata a dei trends. Non posso dire di adorare tutti i vari passaggi della vostra carriera, ma è innegabile “vederci” un percorso artistico…

Beh, dal mio punto di vista non è cambiato poi molto a parte il fatto che mi piacciono tutti i nostri dischi! (ridacchia /nda)

Cosa rappresenta questo nuovo capitolo della vostra carriera?

‘The West Pole’ è un disco che volevamo scrivere da almeno 6 anni a questa parte, forse anche di più. E’ un guitar-oriented, estroverso e con un obiettivo ben preciso. Abbiamo cercato più volte di creare un disco più ruvido, meno complesso, e credo che questa volta abbiamo centrato il bersaglio.

Fra le varie “svolte” fatte nel corso degli anni, quella che mi pare più shockante fu il salto all’epoca di ‘How To Measure A Planet’. Tagliare quasi completamente le chitarre fu molto rischioso, secondo me, venendo da un ambiente tipicamente metal. Che tipo di risposte avete ricevuto all’epoca? E che cosa ricordi di quel periodo?

Secondo me non abbiamo mai cercato di reinventarci. E’ successo tutto naturalmente, senza qualsiasi forzatura. Abbiamo avuto differenti tipi di feedback ma d’altronde, è successo tutte le volte, perciò ad un certo punto non è nemmeno più così importante. Non creiamo musica per influenzare le masse, facciamo dischi per noi stessi, per realizzare i nostri sogni, al di là di qualsiasi confine o barriera. Ci saranno sempre persone a cui piace e altre a cui non piace quello che fai. Sia che siano i The Gathering o qualsiasi altra band.

Poi, le chitarre sono tornate, pian piano, anche se in un contesto differente. Non c’è quasi più nulla di “metal” nei The Gathering di oggi ma senza dubbio fate ancora riferimento, almeno in parte, ad un audience rock/metal. E sembra abbiate ancora successo. Che mi dici a riguardo?

Non c’è nessun segreto particolare, semplicemente duro lavoro e la volontà di cambiare. Io credo davvero che si possa ancora sentire il nostro “passato” metal nelle nostre canzoni, per esempio due pezzi come la titletrack o ‘A Constant Run’, o altre canzoni nei dischi precedenti, sfruttano ancora arrangiamenti e un approccio metal. Ma ovviamente non è più metal in quanto tale…

Che cosa significa la parola evoluzione per te? In qualsiasi senso tu la possa intendere…

E’ tutto. E’ la cosa più importante di tutte. Andare avanti. Avere il coraggio di cambiare. Se la vita sulla terra non si fosse evoluta saremmo ancora amebe che nuotano nel mare. Tutto cambia e tutto finisce. E’ il ciclo della vita.

Che cos’è il "Polo Ovest"? Che cosa rappresenta?

Abbiamo creato un contesto in cui lavorare. Quando siamo stati nel bel mezzo della composizione di questo disco è diventato chiaro come fosse un disco molto “urbano”. La maggior parte dei pezzi erano veloci, basati sulle chitarre e ci ha dato l’impressione di essere orientato ad essere un disco “cittadino” in molti modi. Perciò abbiamo ricreato una sorta di atmosfera/ambiente cittadino e abbiamo trasmesso questa idea alla singer. E’ come camminare in città, nel parco, nel porto e immaginare di poter sentire le persone stiano parlando fra di loro o fanno dei monologhi. Tutti quanti noi siamo stati liberi di creare e ricreare le nostre storie, ovviamente relazionandole al contesto.

Direi che, disco dopo disco, le melodie vocali sono rimaste intatte. E’ il trademark dei The Gathering? Se è possibile pensare ad uno, ovviamente…

Sono d’accordo con te. E credimi, apprezzo molto quello dici, è il miglior complimento che una band può ricevere al giorno d’oggi!

Volontariamente o meno, avete contribuito a creare un genere vero e proprio, quello del “female-fronted metal”. Da ‘Mandylion’ in poi centinaia di bands hanno seguito le vostre orme. Ce n’è qualcuna in particolare che ti piacerebbe citare o qualche disco che credi sia rappresentativo di tutta questa scena?

No, mi piacciono solo i gruppi che ci hanno ispirato. Gruppi come i Celtic Frost, i Paradise Lost di ‘Gothic’, i Cathedral, ma anche i Cocteau Twins, i Pink Floyd, gli Slowdive e altri ancora. Non sono mai stato interessato nella cosiddetta scena “gothic metal” e la considero noiosa al giorno d’oggi. Non c’è niente di nuovo.

Quale è secondo te il punto più alto della carriera dei The Gathering? E quello più basso?

Il più alto sicuramente suonare al Dynamo Festival nel 1996, fu una sensazione così bella scendere dal palco dopo aver suonato davanti a quella folla. Più basso sicuramente il business e tutta la parte che ha riguardato la gestione della band.

Avete fatto parte di un paio di progetti cinematografici indipendenti realizzando parti della soundtrack. E’ difficile progettare e realizzare musica da accoppiare alle immagini? E’ più stimolante? Lo rifarete?

Adoreremmo lavorare con cineasti di tutto il mondo e creare musica ispirata a cortometraggi o lungometraggi. E’ un approccio completamente differente, è vero, ma è molto interessante per quanto mi riguarda. Dal canto mio, come ti ho potuto far notare riguardo alle vibrazioni “urbane” di ‘The West Pole’, mi immagino sempre di scrivere musica per un ideale film indipendente. E’ più facile secondo me ragionare in questi termini. Hai un contesto che ti rende tutto più semplice.


Sito Ufficiale: