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Dopo anni di lontananza dai
palchi, tornano a farsi vivi i leggendari Suffocation che dimostrano
ancora, se ce ne fosse bisogno, che sulle assi del palco le band della
old-school rimangono ancora le più annichilenti. Ad ospitare questo grande
ritorno sono le assi del Transilvania Live di Milano, testimoni, grazie
alla Pigsty Concerti, di un' esibizione tanto estrema e violenta quanto
eccezionalmente professionale e tecnicamente impeccabile. Nella data
milanese, la band di New York viene preceduta dai Cubre, un quintetto
locale che propone una specie di hc/grind/chaos-core molto influenzato
dagli ultimi lavori dei Dillinger Escape Plan, ma nonostante la loro
prestazione sia stata abbastanza buona (molto gradita la cover di "Siege
Of Power" dei Napalm Death), il gruppo era assolutamente inadeguato ad
aprire per una macchina da guerra come i Suffocation a confronto dei quali
sono sembrati moscerini davanti ad un rinoceronte. Viene da chiedersi
perché non abbiano aperto una delle tante band death/brutal che girano per
la Lombardia (Nefas, Bastard Saints, Cadaveric Crematorium, solo per
citarne alcune), ma questo è un altro discorso...
Saliti sul palco Frank Mullen e soci, comincia il vero massacro: già dalle
note della prima "Infecting The Crypts" i nostri annichiliscono un
Transilvania abbastanza pieno. Il tatuatissimo frontman, che esibisce un
nuovo taglio di capelli a zero, fa roteare le teste del pubblico milanese
(cosa a dir la verità non troppo difficile) e così tra le scuse per
essersi presi una pausa di quasi dieci anni e i ringraziamenti per capire
la "brutal stuff" i nostri ripercorrono un po' tutta la discografia, dando
però com' è ovvio maggior spazio ai pezzi dell' ultimo lavoro. Il concerto
prosegue raggiungendo il suo apice quando vengono proposti di seguito i
classici come "Funeral Inception", "Pierced From Within" e "Breeding The
Spawn", tanto che la gente vola letteralmente al di là delle transenne. Da
annotare il lavoro dei due chitarristi i cui polsi destri erano
praticamente caricati a molla, in particolare Terrance, il cui
operato è
stato praticamente impeccabile. Ottima anche la prestazione di Derek Boyer,
direttamente dalle fila di Decrepit Birth e Vital Remains (d' altronde con
un curriculum del genere non c'era certo da dubitare, se poi aggiungete
che il biondissimo bassista è anche u ex-Dying Fetus, avete ben capito il
livello tecnico) e di Mike Smith, altra macchina da guerra che non perde
un colpo (unico peccato che si vedevano solo le sue bacchette: nero lui,
nera la canottiera e nerissimo lo sfondo dietro alla batteria). Priva di
errori anche la prestazione di Guy Marchais, talentuoso chitarrista venuto
dalle fila degli Internal Bleeding, ma come c'era da aspettarsi la sua
prestazione è stata messa un po' in ombra dal primo storico e nerissimo
chitarrista della band, vero trascinatore sia sul palco che tra il
pubblico. Devo ammettere che si è fatta sentire la differenza fra i pezzi
vecchi e quelli nuovi ("Surgery of Impalament", "Souls To Deny", "Demise
Of The Clone"...), più lenti, cadenzati e ragionati, mentre quelli vecchi
sono risultati decisamente più aggressivi e di miglior effetto dal vivo.
Così fra un "I love Italian women" e un "I go mad for fuckin' tortellini"
lo show giunge al termine lasciandosi dietro una scia brutalità e la
convinzione che i "nonni" del brutal rimangono ancora imbattuti sul palco,
oltre alla testimonianza che quella che è salita sul palco è una band di
professionisti veri e propri, delle vere macchine.
Solo un' ultima
constatazione: si vede che i cinque sono di New York, sia dall' attitudine
molto hard-core da Agnostic Front, che dal fatto che sul palco Frank
tentasse continuamente di instaurare un "dialogo" col pubblico chiedendo i
pezzi che preferivano o comunque scambiando occhiate d' intesa. Non c'è
neanche bisogno di dirlo: alla fine dello show la band si è dimostrata più
che disponibile a firmare autografi, fare foto ecc...
un ringraziamento alla
Pigsty concerti per la disponiblità |